Si ringrazia per la gentile concessione delle immagini il Sig. Giuseppe Nargino dell'associazione GALT
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Il Territorio

 

Le abbazie e i castelli

Abbazie, castelli, ville, cascine sono l'eredità storica della Bassa milanese. Se ne trovano ovunque e hanno tutti un profondo legame con il circostante territorio. Le grandi abbazie di Chiaravalle, Mirasole e Viboldone furono le prime, nel Medioevo, a bonificare le campagne e a introdurre nuove colture. I castelli della Bassa milanese (Rinasco, Tolcinasco, Peschiera Borromeo, Rocca Brivio, Melegnano) servirono ai Visconti, signori di Milano, per difendere le città e minacciare la vicina Pavia. Le ville, risalenti al Sei - Settecento soprattutto, furono la residenza prediletta della nobiltà milanese cui in passato apparteneva gran parte di queste terre. Le cascine, infine, erano i luoghi della roduzione, un tempo abitate da decine di famiglie contadine quasi in forma di paese. Le più belle da vedere sono a Conigo, vicino a Noviglio, e a Monluè. Non mancano comunque lembi di natura protetta nel parco. Per esempio: le sorgenti della Muzzetta, vicino Rodano; alcuni fontanili, come il Fontanile Nuovo nei pressi di Bareggio; le riserve naturali, come l'Oasi di Lacchiarella, e i boschi di Cusago e di Vanzago.


  LOCATE DI TRIULZI E IL SUO CASTELLO

Con l'affermarsi dell'età comunale molte terre furono acquistate e bonificate dai Trivulzio, i quali, giunti da Milano con le loro ricchezze economiche, realizzarono parte di quella grande opera di canalizzazione delle acque che caratterizza la "bassa lombarda". Nel XIII secolo fu iniziata la costruzione del cosiddetto "Castello di Locate" un'opera progettata come corte rustica per amministrare le terre del contado. Oggi l'edificio, frazionato in varie proprietà private, versa in difficili condizioni per le continue manomissioni e trasformazioni; con grande difficoltà è possibile leggerne la struttura e le funzioni del passato.

      Del periodo più antico si conserva la planimetria generale e due finestroni (oggi murati) antistanti la piazza; del XIV e XV secolo sono i soffitti a cassettoni che coprono la maggior parte dei vani oggi esistenti. Il grande torrione del lato settentrionale risalente al XV secolo è stato realizzato in laterizio a vista con tre finestroni gotici in bellissimo cotto lombardo, con decorazioni rinascimentali riconducibili per fattura al chiostro grande della Certosa di Pavia. Nei secoli successivi gli interventi si sovrapposero e seguirono il gusto del tempo: ora rimangono brandelli di affreschi cinquecenteschi e decorazioni settecentesche.   Tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento il palazzo subì le più importanti trasformazioni. Sul lato Ovest fu costruita un'importante galleria neoclassica con grandi finestroni che si affacciavano sul nuovo parco all'inglese, sopra di essi vi è una lunga teoria di stemmi nobiliari sormontati da una trabeazione classicheggiante. All'inizio della galleria vi era la cosiddetta "sala della musica" che fungeva da cerniera fra la residenza nobile e la galleria stessa. La trasformazione del parco, della sala della musica e della galleria è riconducibile per tradizione al Pollack, allievo prediletto del Piermarini. Al piano terreno è tuttora conservato il grande salone, affrescato in stile neorococò con richiami romantici e floreali; all'interno di grandi medaglioni sono ritratti i Trivulzio più illustri; fra questi campeggia il profilo della Principessa Cristina, il personaggio che diede maggior lustro a Locate per fama, ingegno, lungimiranza ed opere sociali.

Un imponente salone elicoidale, oggi perduto, permetteva di accedere dal fronte verso la piazza al piano nobile, ove una lunga scia di sale con camini in marmo e pavimenti in legno pregiato precedevano lo studio privato della Principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso (1808-1871). Ella, a differenza dei suoi antenati, non considerò il Castello di Locate di Triulzi come uno dei tanti possedimenti, ma vi abitò per realizzare un'opera profondamente intrisa di quei caratteri sociali che precorrevano i tempi e che tanto vennero avversati da contemporanei illustri.
  

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